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Dalla Assemblea Nazionale monito al governo e alla politica: urgono risposte
Postato il 04/07/2018

A circa un anno dall’inizio del suo mandato, intervistiamo la Presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise, reduce da una riuscita e partecipata Assemblea nazionale, che si è tenuta lo scorso 13 giugno a Roma, in collegamento con le assemblee locali di Milano, Catania e Napoli, e a cui hanno partecipato anche una quarantina di operatori della Romagna. Presenti all’Assemblea il ministro dell’Interno Matteo Salvini, insieme ad altre autorità e personalità del mondo della politica, delle istituzioni e delle parti sociali.

Soddisfatta dell’iniziativa e del rilievo avuto?

Sì. Abbiamo testimoniato la nostra presenza diffusa sul territorio, dando voce alle imprese che rappresentiamo e ribadendo con forza le nostre proposte al nuovo governo.

 

Cosa chiede Confesercenti al nuovo governo?

Il governo deve sapere affrontare i principali nodi che ancora frenano la nostra economia. Bisogna ridare impulso a occupazione e consumi e riportare la crescita del nostro Pil sui livelli europei.

Prima di tutto, però, bisogna disinnescare la bomba delle clausole di salvaguardia, la cui miccia è ancora accesa. L’aumento dell’Iva brucerebbe più di 20 miliardi di euro di crescita della spesa delle famiglie: e se i consumi non ripartono, ben difficilmente miglioreranno le performance economiche del Paese, visto che il nostro mercato interno genera circa l’80% del Pil. Il binomio su cui puntare è dunque più potere d’acquisto alle famiglie e minore pressione fiscale per le imprese. Gli ostacoli da superare sono numerosi, dall’eccesso di pressione fiscale alla carenza di credito, passando per Bolkestein, abusivismo, lavoro, previdenza e ruolo della rappresentanza. Occorre liberare le potenzialità di sviluppo del nostro Paese e contemporaneamente ridurre gli squilibri sociali ancora presenti, non trascurando il nostro rapporto con l’euro e con l’Europa in cui, come abbiamo sempre sostenuto, dobbiamo giocare un ruolo da protagonisti, quali siamo stati negli anni della sua fondazione.

 

In particolare, hai insistito molto sul ruolo delle associazioni.

Le imprese che rappresentiamo vogliono essere ascoltate. Le associazioni come la nostra hanno il compito prioritario di rappresentare le esigenze dei propri iscritti, un ruolo fondamentale. I padri costituenti ne erano consapevoli e lo hanno valorizzato, inserendolo all’interno della Costituzione.

Oggi questo ruolo si è appannato: ma l’allontanamento e l’isolamento delle forze sociali rappresentative dall’assunzione di responsabilità nella gestione del Paese, non fa e non ha fatto bene al Paese. La rappresentanza democratica stimola ampi rapporti con il pluralismo delle parti sociali, pratica il confronto con i portatori di interessi, riduce la frammentazione sociale. Ed ha anche un valore economico: non rallenta la crescita, la accelera.

 

L’Assemblea ha evidenziato dati significativi – alcuni terrificanti – sul nostro mondo.

In questi anni di grande trasformazione ed incertezza, le nostre imprese hanno stretto i denti ed hanno resistito, ma hanno pagato un prezzo altissimo. Tanti nostri colleghi, tanti imprenditori, tanti lavoratori indipendenti portano le cicatrici per la guerra che hanno combattuto per non chiudere. Mentre in questi ultimi 10 anni, molti altri, troppi, oltre 630.000 non ce l’hanno fatta. Abbiamo resistito perché crediamo fortemente nel valore del nostro lavoro. Tutto questo nonostante condizioni avverse quali mancanza di credito, peso della burocrazia, pressione fiscale, lentezza della giustizia, abusivismo e contraffazione dilaganti, concorrenza sleale, globalizzazione e digitalizzazione che impongono cambiamenti repentini.

 

Anche il problema dell’abusivismo si è fatto più stringente, sia nel commercio che nel turismo.

L’abusivismo sta assumendo, nel settore, dimensioni enormi. Negli ultimi anni, è cresciuto esponenzialmente grazie alla spinta dei servizi di disintermediazione digitale e alla carenza di controlli. Nel 2016 oltre 225 milioni di presenze sono state assorbite da strutture al di fuori della ricettività ufficiale, più della metà delle presenze ufficiali registrate da Istat.

 

Burocrazia, credito, lavoro, pensioni, previdenza, statuto delle imprese: non li hai certo risparmiati come argomenti e come denuncia.

La burocrazia è un incubo per noi, per la nostra quotidianità. Tutto si doveva semplificare e tutto invece si fa sempre più complicato. Gli oneri burocratici non sono solo una perdita di tempo: è stato stimato che costino alle imprese circa 23 miliardi di euro l’anno. Ma c’è molto da fare anche sul lavoro: deve finire la stagione dei contratti al ribasso, dei contratti in dumping, dei contratti pirata. Al lavoro dei nostri dipendenti dobbiamo e vogliamo dare dignità. Allo stesso modo dobbiamo dare dignità alle imprese e ai lavoratori indipendenti. Basti pensare al caso dello Statuto delle imprese, una legge votata all’unanimità e costantemente disattesa. Ma il nostro mondo grida vendetta anche sul fronte della previdenza: non aver potuto fruire del pensionamento anticipato per chi cessa l’attività, nonostante le nostre imprese abbiano contribuito a generare un fondo autoalimentato, è uno scippo che non possiamo accettare e che chiediamo al Governo di sanare prontamente.

 

C’è poi il capitolo della concorrenza del web.

Anche nell’era della Rete c’è bisogno dei negozi. Si deve agire proattivamente nella comunità circostante, rilanciare le esigenze degli abitanti, fare comprendere, anche a chi opera sul web, che esiste un’altra rete, quella del commercio di vicinato. Una rete ramificata, ampia e sapiente, che meglio di ogni altra può qualificare, semplificare, valorizzare l’offerta commerciale. La linea di demarcazione tra online e offline è destinata a scomparire, e l’offerta sarà unica e multiforme. Confesercenti e Google hanno avviato una importante collaborazione per la valorizzazione degli esercizi di vicinato, ai quali vogliamo dare un futuro certo e nuovo, ma senza una efficace azione di Governo tutto ciò sarà molto complicato. Le organizzazioni di rappresentanza e le istituzioni politiche devono trovare il modo di rilanciare una collaborazione, pena pesanti implicazioni negative per la vita urbana e per la coesione delle comunità: commercio e turismo sono un connubio imprescindibile per la qualità della vita delle nostre città. Noi siamo in campo e saremo vigili e presenti. Consentitemi infine, dal vostro periodico, di rivolgere un saluto ai colleghi e agli amici romagnoli, insieme ai miei auguri di buon lavoro.


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